Seminario di dottorato/Seminario Doctoral: Vincolo d’amore/vincolo giuridico.

L’evoluzione della famiglia in prospettiva storico-giuridica: spunti, problematiche e questioni irrisolte

Nello sviluppo storico del diritto in Italia ha sempre prevalso la concezione, sia nella dottrina come nella legislazione, che il diritto di famiglia facesse parte del diritto privato. In un certo senso, la famiglia rappresenta il fulcro del diritto privato, al quale dobbiamo sempre riferirci se vogliamo esattamente intendere la storia dei suoi principali istituti: un riflesso dell’importanza fondamentale che la famiglia ha nella struttura di qualsiasi società che spiega perché gli storici abbiano prestato tanta attenzione a ricerche nell’ambito familiare, a preferenza di altri istituti privatistici, privilegiando, a volte, un quadro di sintesi, a volte la disamina specifica di singoli aspetti del diritto familiare.

Ciò premesso, non è pensabile alcuna ricerca nel campo dei diritti familiari che non muova da una definizione del concetto di famiglia.

Per lo storico del diritto questo dovrebbe implicare che si accerti se nel tempo si sia affermato un concetto di famiglia costante o se, invece, esso non si sia andato modificando di epoca in epoca. Se, infatti, la nostra costituzione ci ha reso nota l’idea di una famiglia cellula base della società fondata sulla libertà di scelta di due individui, uomo e donna, che decidono, in condizione di totale uguaglianza di diritti e di doveri, non va dimenticato che nel passato esisteva un altro tipo di famiglia, non già ‘nucleare’, ma patriarcale, il cui capo estendeva la propria autorità su figli e nipoti, anche se maritati; in cui i matrimoni non erano scelte d’amore, ma unioni combinate per ragioni di ‘strategia sociale’ (Garlati) di casta, di conservazione. Si trattava di una famiglia costruita attorno al suo unico capo, l’uomo, marito e padre, che la reggeva a proprio arbitrio, forte della maritale e patria potestà, con un dispotismo solo temperato da qualche debolezza affettiva, mentre la donna era tenuta in una posizione di inferiorità; un clan chiuso, un fenomeno ‘metagiuridico’.

Si tratta ovviamente di una schematizzazione, e come tale frutto di una certa generalizzazione a cui si cercherà porre rimedio con una più approfondita analisi di istituti cardine come: matrimonio, successioni, rapporti patrimoniali fra coniugi e filiazione.

Lugar y fechas
Del 25 de mayo al 20 de junio de 2018 Ver calendario y horario

Lugar:

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Horas lectivas
Horas lectivas: 40
Programa
1) LA FAMIGLIA NEL MEDIOEVO (Prof.ssa Sara Parini)
La transizione dal mondo antico al medioevo, nei secoli dal IV al VI, ha introdotto in Europa, insieme con l’irruzione delle popolazioni germaniche che in precedenza erano vissute per secoli ai confini dell’Impero, l’innesto di un complesso di istituzioni e di consuetudini nuove che ha influito inevitabilmente anche sulla famiglia.
Non solo. Nelle terre impoverite dalle guerre e dalla carestia e dalla guerra greco-gotica si andava diffondendo anche la predicazione cristiana: verità indiscutibili sul piano della fede diventavano paradossalmente contrarie a se stesse sul piano della realtà quotidiana. Da una parte si insegnava, quindi, che l’anima è immortale nell’uomo come nella donna, che la possibilità di redenzione era uguale per entrambi, che la santità non era riservata solo agli uomini, in una perfetta parificazione tra donna e uomo, ma dall’altro si esasperavano toni e affermazioni contenuti nei libri di fede.
Quando, poi, i Longobardi si insediano nel 568 in Italia portano con sé un modo proprio e specifico di concepire la famiglia. Si tratta di una società basata sul culto della forza, e sulla conseguente inferiorità della donna: alla sua naturale debolezza fisica, che la rendeva inidonea alle armi, si contrapponeva nell’immaginario collettivo una connotazione di astuzia e di malizia che portavano a dipingerla come facile agli inganni e ai tradimenti.
L’intenso e progressivo rinnovamento della vita politica, economica, culturale dopo il Mille, contrassegnata dal costituirsi dei Comuni nell’Italia centro settentrionale e del Regnum Siciliae non poteva non coinvolgere la struttura della famiglia coeva. Si staglia sullo sfondo un tipo di famiglia chiamata a svolgere una funzione politica, capace di conquistare il potere e di gestirlo, per tramandarlo, se possibile, alle generazioni future; così commercianti, banchieri e artigiani tramandavano a figli e nipoti la loro ‘arte’ e il loro patrimonio, organizzando l’attività lavorativa su base familiare. Lo stesso avveniva tra i contadini, che lavoravano i campi e li coltivavano grazie all’ausilio dei singoli componenti la compagine familiare, uomini, donne o fanciulli.
Nello specifico, in questa lezione ci si concentrerà su:
1. L'esperienza longobarda
2. Il basso medio evo
2.2. I peculia
2.3 La dote
2.4 La comunione dei beni
BIBLIOGRAFIA:
- L. GARLATI, La famiglia tra passato e presente, in. S. PATTI, G.M. CUBEDDU, Diritto della Famiglia, (estratto da) Giuffrè 2011, parr. 1-2.
- G. DI RENZO VILLATA, Persone e famiglia nel diritto medievale e moderno, in Digesto IV (discipline privatistiche), Utet, Torino 1995, pp. 457-505.

2) LA FAMIGLIA NELL’ETÀ MODERNA (Prof.ssa Sara Parini)
Nel trapasso dal medioevo all’età moderna, la famiglia non subì grandi trasformazioni: i lineamenti degli istituti che l’avevano caratterizzata nell’epoca precedente si mantennero in larga parte anche nel XV secolo.
Le strutture familiari rimasero sostanzialmente inalterate nelle loro linee portanti anche fra Cinque e Settecento, benché cominciasse a profilarsi una certa divaricazione tra stretto profilo normativo, poggiante ancora all’epoca sull’impianto medievale, e la pratica.
Un graduale sviluppo della mentalità corrente, destinato a riflettersi, alla distanza, anche in nuove scelte legislative, era stimolato dal pensiero giusnaturalistico prima e illuministico poi, che tra Sei e Settecento sottopose la famiglia al vaglio delle sue elaborazioni.
Nello specifico, in questa lezione ci si concentrerà su:
1. Primogenitura e fedecommesso
2. La patria potestà
2.1 Obbedire
2.2 I matrimoni clandestini tra legislazione canonica, statuti e prassi
2.3 Gli sponsali
3. La famiglia e le nuove correnti dottrinali. Giusnaturalismo e Illuminismo
3.1 Essere donna nel Settecento italiano
3.2 La famiglia e gli illuministi
4. La legislazione settecentesca in Italia
BIBLIOGRAFIA:
- L. GARLATI, La famiglia tra passato e presente, in. S. PATTI, G.M. CUBEDDU, Diritto della Famiglia, (estratto da) Giuffrè 2011, par. 3.
- G. DI RENZO VILLATA, Persone e famiglia nel diritto medievale e moderno, in Digesto IV (discipline privatistiche), Utet, Torino 1995, pp. 505-513.
- S. SEIDEL MENCHI, Percorsi variegati e percorsi obbligati. Elogio del matrimonio pretridentino, in Matrimonio in dubbio. Unioni controverse e nozze clandestine in Italia dal XIV al XVIII secolo, a cura di S. SEIDEL MENCHI e D. QUAGLIONI, Bologna 2001, pp. 17-60.

3) L'ESPERIENZA LEGISLATIVA DI FINE SETTECENTO E PRIMO OTTOCENTO: L'ESPERIENZA NAPOLEONICA (Dott.ssa Stefania Salvi)
Una concezione laica e borghese sta alla base della legislazione rivoluzionaria francese tra il 1789 e il 1795. Si persegue l’intento di esaltare la famiglia, liberandola da tutte le influenze religiose, politiche, economiche. Ma con questo esasperato processo di laicizzazione si giunge, come vedremo, a una grave crisi dell’istituto matrimoniale. Liberata la famiglia da influenze statali, infatti, s’intende assicurare la libertà dell’individuo rispetto alla famiglia stessa.
Sarà solo con il Code civil, che verrà recuperato il modello tradizionale di organizzazione familiare di tipo patriarcale fondato su una rigorosa patria potestà, esercitata dal solo padre durante il matrimonio e dotata di forti poteri correttivi, e su un’autorità maritale che imponeva alla moglie il dovere di obbedienza in un vincolo di subordinazione al marito tale da consentirle una limitatissima libertà d’azione. Se, invocando la libertà individuale, si era negli anni precedenti sferrato un duro attacco all’istituto familiare, minato nella sua solidità e stabilità, ora si provvedeva a restaurarlo senza tema di ricorrere al principio di autorità.
Nello specifico, in questa lezione ci si concentrerà su:
1. Il droit intermediaire: la legislazione rivoluzionaria
2. La famiglia nell’esperienza legislativa di fine Settecento e primo Ottocento
2.1 La famiglia nel Codice Civile Napoleonico
3. L’applicazione del Codice civile francese in Italia
BIBLIOGRAFIA:
- S. SOLIMANO, Amori in causa: strategie matrimoniali nel Regno d'Italia napoleonico (1806-1814), Torino 2017, pp. 1-38.
- G. DI RENZO VILLATA, Persone e famiglia nel diritto medievale e moderno, in Digesto IV (discipline privatistiche), Utet, Torino 1995, pp. 514-521.
- G. DI RENZO VILLATA, La famiglia, in Enciclopedia Italiana. Eredità del Novecento, Istituto dell’Enciclopedia Italiana, Roma 2001, pp. 760-762.

4) LA RESTAURAZIONE. LA FAMIGLIA NEI CODICI PREUNITARI (Dott.ssa Stefania Salvi)
La caduta dei regimi napoleonici sembra segnare un momento di profonda crisi per le strutture del diritto codificato e in particolare per il Code civil, che quasi ovunque in Italia viene abolito o quanto meno messo in discussione.
E se è vero che i codici civili della Restaurazione ripristinano alcuni istituti tipici dell’Ancien Régime, soprattutto in materia familiare e successoria, quale la reintroduzione del matrimonio canonico, la limitazione dei diritti delle figlie e l’ulteriore rafforzamento della patria potestà, è anche vero che essi non solo perpetuano l’idea della codificazione, ma preservano il principio, di matrice illuministica, dell’eguaglianza civile. E intraprendendo quest’opera di codificazione civile i sovrani si trovano a fare i conti proprio con il codice di Napoleone, abrogato sì, ma modello di riferimento cui restare più o meno aderenti o fedeli.
Nello specifico, in questa lezione si affronteranno i seguenti temi:
1. La Restaurazione
2. Il matrimonio
2.1 La condizione giuridica della donna
2.2 La patria potestà
2.3 La condizione dei figli
2.4 La separazione
3. Il Codice Civile austriaco
4. Il Codice austriaco nel Regno Lombardo-Veneto
BIBLIOGRAFIA:
- M. CAVINA, Il padre spodestato: l’autorità paterna dall’antichità a oggi, Roma-Bari 2007, pp. 225-250.
- P. UNGARI, Storia del diritto di famiglia in Italia, 1796-1975, Bologna, Il Mulino 2002, pp. 125-150.

5) IL CODICE CIVILE UNITARIO E I NUOVI FERMENTI DI RIFORMA (Dott.ssa Daniela Buccomino)
Raggiunta l’Unità nazionale, obiettivo primo fu quello di far seguire all’avvenuta unificazione politico-territoriale quella legislativa: nel 1865 verrà così promulgato il primo codice civile dell’Italia unita (Codice Pisanelli). Frutto di un equilibrato compromesso fra le scelte operate dal codice napoleonico, che ne rappresentava il modello e la peculiarità del contesto sociale a cui era indirizzato, ripropose la nozione di matrimonio come contratto civile, senza però accompagnarla con l’ammissibilità del divorzio, ma introducendo e regolamentando la figura della separazione personale.
Si vuole guardare al problema della separazione elevando a parametro di valutazione il quotidiano giuridico, per cercare di capire in che modo le norme, necessariamente astratte e generali del codice, trovarono applicazione nella prassi giudiziaria.
Punto di arrivo di questo excursus storico sarà il Codice Civile del 1942, ancora in vigore, che non poterà molte innovazioni alla disciplina precedente. Al di là delle altisonanti affermazioni del regime, infatti, la nuova disciplina codicistica della famiglia è dunque una disciplina già vecchia. È forse per questo che molte delle regole enunciate nel codice del 1942 non troveranno più alcuna rispondenza nei principi della Costituzione repubblicana del 1948.
Nello specifico, in questa lezione ci si concentrerà su:
1. Il Codice Pisanelli del 1865
2. La Giurisprudenza unitaria
3. Mezzo secolo senza riforme
4. La famiglia nel Codice del 1942. Prospettive di riforma
BIBLIOGRAFIA:
- G. DI RENZO VILLATA, La famiglia, in Enciclopedia Italiana. Eredità del Novecento, Istituto dell’Enciclopedia Italiana, Roma 2001, pp. 763-776.
- G. DI RENZO VILLATA, Persone e famiglia nel diritto medievale e moderno, in Digesto IV (discipline privatistiche), Utet, Torino 1995, pp. 521-527.
- L. GARLATI, La famiglia tra passato e presente, in. S. PATTI, G.M. CUBEDDU, Diritto della Famiglia, (estratto da) Giuffrè 2011, parr. 8-10.
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Docentes
Dra. Daniela Buccomino
Università degli Stdui di Milano
Prof.ª Sara Parini
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Dirigido por
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Modalidad virtual: Video streaming en la plataforma Ariel
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